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10.03.2017 | all' aperto

Anche se è bello, porta l'ombrello!

Alek O. racconta la sua esperienza con i ragazzi di Trivero, in occasione del laboratorio organizzato per il progetto ALL'APERTO

Nell’ambito del progetto di arte contemporanea ALL’APERTO, le tre artiste Alek O., Laura Pugno e Valentina Vetturi, hanno lavorato per un anno a stretto contatto con la comunità e le scuole di Trivero per realizzare interventi e progetti legati al territorio.  Sabato 25 e domenica 26 marzo, in occasione delle Giornate FAI di Primavera, a Casa Zegna sarà visitabile la  mostra temporanea “Alek O., Laura Pugno e Valentina Vetturi: tre Artiste per Trivero” con i risultati dei laboratori tenuti con i ragazzi della scuola secondaria di Trivero, mentre Valentina Vetturi presenta una tappa del suo progetto “Alzheimer Café” studiata appositamente per “All’Aperto”.

Per conoscere da vicino questa iniziativa, abbiamo intervistato Alek O., artista argentina, che ha lavorato con gli studenti della scuola media di Trivero al progetto "Anche se è bello, porta l'ombrello!"

 

Puoi descriverci il laboratorio “Anche se è bello, porta l'ombrello!” che hai proposto ai ragazzi della scuola media Trivero? Come nasce questa idea? E’ la prima volta che lavori con ragazzi di questa età?

Sì, questa è stata la prima volta che mi sono confrontata con un gruppo di ragazzi. Il laboratorio ha preso forma via via durante le giornate di lavoro, mentre mi rendevo conto davvero di cosa volesse dire avere undici anni, ricordando l'energia di quell'età.

Ho chiesto ai ragazzi di portare da casa degli ombrelli rotti. Durante il primo incontro abbiamo smontato i tessuti dal supporto metallico e li abbiamo divisi in moduli triangolari, seguendo la loro struttura; questi triangoli, diversi per colori, soggetti e pattern, sono stati poi montati su dei pannelli in legno aventi la stessa forma e dimensione. Al secondo incontro ho chiesto ai ragazzi di lavorare in gruppi per combinare i pannelli, costruendo liberamente delle forme. I risultati sono stati svariati. Dalla simmetria perfetta di una stella, alla rappresentazione stilizzata di un gatto o un robot. I lavori sono stati infine appesi nelle scale della scuola.

 

L’ombrello è un oggetto quotidiano che quando perde la sua funzione viene normalmente gettato… Attraverso questo laboratorio artistico acquisisce invece un significato estetico e continua in qualche modo a vivere: come è stata vissuta questa esperienza dai ragazzi?

Durante il laboratorio il nostro approccio è stato molto vicino a quello che potrebbe avere un bricoleur. Trovi una cosa, la maneggi senza troppo rispetto, e ne tiri fuori un'altra. C'è un passaggio dato dalle tue mani e dalla tua immaginazione. Il punto di partenza in qualche modo ti limita - l'ombrello è quello, con un determinato colore; il suo tessuto è fatto di tanti triangoli, non è una stoffa vergine che puoi tagliare come vuoi. In più, il materiale è poco. A questi limiti si contrappone invece la libertà di farne quello che ti pare, senza troppi timori: tanto il materiale non ha valore, è tutta robaccia.

La cosa affascinante è stato vedere come i ragazzi si relazionavano al lavoro con un approccio che capita spesso anche a me di avere. Come hanno vissuto il laboratorio? Sarebbe per me bello sentirlo direttamente da loro. Li ho visti molto coinvolti, a volte arrabbiati - e questa è stata per me la prova di una partecipazione vera. Spero sia stato per loro un momento fuori dal comune, un'occasione per vedere le cose in modo più attento.

 

Grazie al tuo progetto, questi ragazzi sono stati “artisti” per due settimane e magari un giorno qualcuno deciderà di continuare in questa direzione. Per quanto riguarda la tua esperienza personale, c’è stato qualcuno in particolare che ti ha ispirato?

Quando avevo all'incirca 5 anni mia madre mi portò nello studio di un'artista argentina, Clarisa Cassiau. Mi fecero sedere ad un grande piano poggiato su due cavalletti, tutto sporco di colore, e mi misero davanti un foglio bianco. Stetti davanti a quel foglio un tempo indefinito, che mi è sembrato un eternità. Ero molto timida e non feci nemmeno un punto. Dopo quest'inizio, Clarisa cominciò a tenere le sue lezioni nella casa museo di uno scultore, Rogelio Yrurtia. Lì le cose andarono meglio, passavo il tempo in un cortile pieno di gessi di uomini muscolosi, e di angoli dove si poteva disegnare in tranquilità. Ogni tanto Clarisa ci faceva vedere degli album di artisti come Rousseau, Matisse, Chagall... Cominciò tutto da lì.

 

Le tue origini sono argentine; cosa ti ha spinto a venire in Italia?

Dopo le superiori ho iniziato a studiare disegno industriale a Buenos Aires. In quel momento si stava per firmare un accordo fra la UBA e il Politecnico di Milano per uno scambio tra gli atenei, simile al programma Erasmus in Europa. Così ho cominciato a fantasticare di venire a Milano. La trattativa sembrava però dilungarsi. Credo che l'accordo non fu mai firmato. Decisi allora di trasferirmi qui e di tentare direttamente l'esame di ingresso, anche se conoscevo ancora poco l'italiano. Avevo 19 anni e mi sentivo invincibile.  

 

Nelle tue opere d’arte scegli spesso materiali di uso quotidiano che veicolano ricordi personali, a cui dai nuova vita. L’oggetto viene trasfigurato, ma i ricordi legato ad esso rimangono. C’è un oggetto in particolare, a cui sei legata con particolare affetto?

Anni fa la mia nonna mi regalò un anello. E' molto bello e ci sono molto affezionata. Ogni volta che lo metto però qualcosa va storto. Così ho smesso di usarlo. L'anello è ormai diventato una specie di oggetto proibito, che mi crea enorme desiderio.

 

I tuoi prossimi progetti per il futuro?

Sto preparando una mostra che inaugurerà il 16 marzo alla galleria Frutta a Roma.

 

Oltre alla mostra “Alek O., Laura Pugno e Valentina Vetturi: tre Artiste per Trivero”, aperta a Casa Zegna durante il fine settimana dalle ore 10 alle 18, sabato 25 marzo ci sarà il laboratorio didattico (gratuito con prenotazione obbligatoria) “Un posto che mi piace” con l'artista Laura Pugno.

Info e prenotazioni:

Casa Zegna
Via Marconi 23 - Trivero (BI)
Tel. 015 7591463
archivio.fondazione@zegna.com