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05.09.2019 | casa zegna

Bambini e famiglie, a Casa Zegna arriva il "vocologo"

Riccardo Ruggeri, professionista della voce, racconta i segreti del suo mestiere

La “vocologia”, secondo l’enciclopedia online Wikipedia, “combina le discipline della foniatria, della laringologia e della logopedia, con discipline non propriamente mediche, quali la tecnica vocale nel canto, la dizione, e la tecnica attoriale e oratoria in generale”. La figura del vocologo identifica, quindi, un esperto in grado di lavorare in tutti questi ambiti nell’ottica di un “potenziamento per andare incontro a richieste professionali specifiche del soggetto (canto, recitazione, tecnica oratoria)”.

Riccardo Ruggeri, cantautore, performer e, per l’appunto, vocologo, terrà il laboratorio per bambini e genitori Accordo in famiglia, il 15 settembre a Casa Zegna (dalle 11 alle 12 e dalle 12 alle 13) in occasione della sesta Giornata FAI del Panorama: un percorso di gioco-musica con semplici esercizi di canto d’insieme, pensato per mettere d’accordo tutta la famiglia attraverso l’uso della voce.

Riccardo Ruggeri: al di là delle definizioni standard, chi è il vocologo?

“È una persona aggiornata sullo stato della ricerca in campo didattico, sia per bambini che per adulti, professionisti della voce o no, sulle tecniche e le metodologie più efficaci e moderne. È un tutor, un vocal coach, un insegnante. Indirizza le persone nell’utilizzo della voce per scopi musicali, artistici, professionali in genere, e nella riabilitazione post traumatica. Diciamo che si occupa dell’evoluzione vocale del soggetto seguito. Il master abilitativo si chiama “Vocologia artistica” perché, oltre a curare gli aspetti basilari della voce, contempla anche quelli professionali e artistici”.

Chi sono i suoi pazienti?

“Io non li chiamo pazienti, perché non sono medico. Sono allievi, studenti delle tipologie più diverse, dai bambini che si avvicinano alla musica (lavoro spesso con le scuole primarie) o professionisti, musicisti, persone che parlano in pubblico”.

Cosa insegna loro?

“Il mio compito è portarli alla consapevolezza dei meccanismi basilari del funzionamento della voce, metterli in guardia dai pericoli che si corrono utilizzandola nel modo sbagliato, far conoscere loro quelli che sono i processi per preservarne il buono stato di salute. Con i bambini cerco soprattutto di svilupparne la musicalità, cioè il senso melodia e del ritmo. Con i professionisti, intervengo sui meccanismi legati alla performance, alla resistenza, all’intonazione, all’estensione vocale, fino ad arrivare alle peculiarità stilistiche”.

Quali sono i principali errori da evitare nell’uso della voce?

“Le questioni principali riguardano l’articolazione dei suoni, la dizione, l’apertura o chiusura delle vocali. Spesso bisogna rimediare all’abuso del volume: le maestre di scuola, per esempio, spesso sono costrette a usare dei fischietti per farsi sentire dai bambini. Usare molto la voce, a volumi troppo alti, può causare diversi problemi. Nelle scuole primarie, il lavoro principale è rivolto alla musicalità e alla capacità d’ascolto. La tecnologia pone le persone in un contesto vorticoso, in cui è facile lasciarsi distrarre e non ascoltare ciò che si deve. Prima di tutto, occorre ascoltare se stessi, il proprio corpo”.

Come si svolge il suo lavoro?

“A volte si lavora sul controllo di una nota; altre, invece, senza pronunciare neanche una parola, cerco di creare attenzione attraverso l’uso di gesti e suoni vocali, radunando le persone in cerchio e portandole, attraverso un processo non verbale, da un iniziale rilassamento corporeo all’emissione di suoni ordinati all’interno di un coro. Una parte del lavoro riguarda anche il movimento: i corpi iniziano a muoversi insieme in modo armonico. Io inserisco sempre, nella prima parte delle sessioni, il movimento coordinato dei piedi”.

Come sarà organizzato il laboratorio Accordo in famiglia, a Casa Zegna il 15 settembre?

“Si tratta di un percorso a postazioni, in totale sei, una delle quali è rappresentata da un momento corale dove le persone sono in cerchio, tutti davanti a tutti, come solo una disposizione di questo tipo consente di fare. Tutti sono inseriti nello stesso contesto. Inseriti e sostenuti reciprocamente. Le altre postazioni vanno a indagare le questioni del ritmo, della melodia, dell’intonazione, la parola, la capacità di scrivere, di comporre dei versi. Tutte le postazioni sono finalizzate alla creazione di un lavoro per i nuclei familiari. Meglio non svelare troppo, però, altrimenti si perde la sorpresa”.