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08.02.2021 | casa zegna

I tessuti autarchici Zegna: Raiontex, Nutex, Viritex…

Fra le tante fibre autarchiche, Ermenegildo Zegna optò per il raion. La “seta artificiale” non era neppure lontana parente della lana, quella buona, che era abituato a tessere e alla quale aveva abituato la sua clientela. Ma non c’erano alternative, se si voleva lavorare e far lavorare.

Dopo essersi approvvigionato in tutti i modi, dopo aver resistito e dopo aver dato fondo alle scorte, alla fine, a cinque anni dall’inizio dell’autarchia, dovette rinunciare ai tessuti esclusivamente in pura lana.

Così, nel 1941, fondò la Raiontex, una ditta nella ditta, un “viscosificio” nel lanificio, ma senza che il nome Zegna e il raion si confondessero, soprattutto per evitare che grossisti, sarti e affezionati clienti potessero fraintendere.

Le stoffe del lanificio di Trivero si erano costruite una fama di qualità assoluta e la cellulosa, per quanto più pregiata di altri surrogati autarchici, avrebbe potuto far passare un messaggio sbagliato. L’equazione “Zegna = tessuti di lana migliori del mondo” doveva rimanere valida.

Con quel poco di lana ancora reperibile in Italia, Ermenegildo Zegna avrebbe continuato a produrre i noti tessuti Electa, Astrum, Soltex ecc.

Per il resto, il suffisso “tex”, che suonava bene e rimandava tanto all’inglese quanto al latino, identificò tutte le stoffe interamente e parzialmente di raion. Ermenegildo Zegna, come era prevedibile, pur nella estrema difficoltà volle offrire una diversificazione, sulla base delle effettive composizioni, delle armature e dei finissaggi.

Il “Misraiontex” era un misto, mentre il “Nutex” era “nuovo”, il “Vertex” era un panno invernale di “vertice”, mentre il “Viritex” richiamava la vittoria, ma anche la virilità. “Zetex”, cioè “tessuti Zegna”, era invece una denominazione piuttosto generica, registrata come marchio per “confezioni di qualunque genere fatte con tessuti di ogni qualità”.

La produzione dei tessuti autarchici Zegna non cessò immediatamente alla fine della guerra. La pace non riportò subito la lana che serviva, e il raion rimase per qualche anno tra le materie prime più importanti dei lanifici biellesi, non solo quello di Trivero.

Ai citati marchi con finale “tex” e a quello della stoffa “Victrix”, cioè vincitrice (che era stato depositato per la prima volta nel 1935), si aggiunse il non meno littorio “Nuton”, che potrebbe voler dire “nuovo tessuto in raion”.

Di quella stagione resta una lezione di vita e una riflessione in prospettiva sull’uso, sull’abuso e sul riuso delle risorse naturali. Forse vale la pena di immaginare una nuova forma di autarchia: condivisa, equilibrata e virtuosa.