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16.06.2017 | casa zegna

L’arte per l’ambiente

L’opera dell’artista Matteo Valerio esposta a Casa Zegna nella mostra Soft Life

Nel percorso espositivo di “Soft Life – Avvolti dalle fibre naturali”, Casa Zegna mette in mostra diversi elementi del percorso creativo di Matteo Valerio, lo studente del Master in FINE ARTS di Central Saint Martins, London selezionato per l’edizione 2016 di The Art for the Environment International Artist Residency Programme (AER).

Questo programma, lanciato nel 2015 dall’artista Lucy Orta, Chair of Art in the Environment e membro del Centre for Sustainable Fashion dell’University of the Arts London, ha coinvolto Fondazione Zegna per un periodo di residenza di due settimane nel luglio 2016, durante le quali Matteo ha avuto la possibilità di studiare e mettere in pratica gli spunti forniti dall’archivio Heberlein e dal territorio dell’Oasi Zegna.

Il lavoro di Matteo Valerio è al confine tra artista e artigiano, apre un dialogo sui temi contemporanei come la globalizzazione e la crisi dei valori tradizionali. Per conoscere più da vicino la sua opera, abbiamo intervistato da vicino l’artista.

 

Quali sono gli elementi caratterizzanti dell’opera esposta a Casa Zegna?

Questa serie è caratterizzata da tinture su lana di alpaca, cotone o seta, realizzate con materie prime raccolte o collezionate nel luogo in cui sono state prodotte le opere, come: cipolla, ortica, edera, curcuma, barbabietole rosse, tintura di guado e robbia. La mia ricerca si basa sulla comprensione delle qualità evocative di un materiale che diventa contenitore di una storia ed elemento di una narrazione più ampia composta da tessuti, piante, processi, stampe. Le forme delle cornici si riferiscono alle finestre e alle porte del luogo in cui i tessuti scelti sono stati prodotti per valorizzare le componenti tradizionali in relazione alla sostenibilità e a una ricerca di appartenenza all’interno del modello consumista.

 

Questo approccio è applicabile anche in campo industriale?

Alcune aziende, come Zegna ad esempio, sono di grande ispirazione per il mio lavoro in quanto rispondono alle esigenze di evoluzione soprattutto nei campi produttivi industriali, che richiedono l'innovazione guidata da un maggiore sentimento per l'arte, la passione, la qualità e la sostenibilità nella produzione. Oppure Bonotto, produttori di tessuti che dopo la crisi del 2008 convertirono la loro fabbrica creando il concetto di "fabbrica lenta" utilizzando vecchi telai restaurati e tinture fatte con prodotti stereotipici italiani come il vino Amarone.

 

Nel tuo lavoro la stampa ha un ruolo fondamentale e assume un significato molto profondo, quale è il tuo approccio?

L'uso della stampa è essenziale nel mio lavoro in relazione all'idea che nel consumismo "quasi tutto è stampato per le masse", copie su copie, riproduzione e ripetizione di oggetti e idee. Lo considero un elemento unificante tra tutte le discipline: produzione in serie tramite stampi. Il mio approccio con la stampa perciò è il più istintivo possibile, per aumentare l'elemento di soggettività nella riproducibilità. “L'errore manuale diventa il valore qualitativo aggiuntivo”.

 

Come nasce l’ispirazione per le stampe?

Le stampe fatte nascono dalla reinterpretazione dei campionari del fondo Heberlein presenti nell’archivio della Fondazione Zegna. Ho cercato di utilizzare un processo creativo in comune con i progettisti: un continuo riferimento a soluzioni passate per rinnovarsi a partire dalle fondamenta tradizionali, storiche. Una ricerca che si evolve dalle precedenti. In tema con la richiesta della residenza ho concentrato la ricerca sulle stampe che potrebbero evocare le aree andine del Sud America. Ho stampato le reinterpretazioni utilizzando matrici in legno inchiostrate e stampate con pigmenti ed olio di noce. Dopo aver ripensato molto al viaggio fatto in Sud America qualche anno fa, ho aumentato la varietà di soggetti facendo riferimento ai ricami pre-Inca Paracas, in particolare soggetti della collezione Gothenburg.

 

In che modo l’artigianato sudamericano ti ha influenzato?

Una delle componenti che mi ha colpito particolarmente è l'elemento trascendentale/ mistico tipico delle popolazioni andine che vivono ancora secondo ritmi naturali legati a riti quasi animisti. Ciò è rappresentato da composizioni simil architettoniche, prospettive di varie dimensioni che si attraversano e si intersecano, o raggi, aspirazioni dirette ad un qualcosa di non visibile. La mano dei tessuti a richiamare un contatto sensibile con una realtà ideale. Lo scopo delle tinture naturali non è rivolto ad ottenere bei colori di per sé, piuttosto sono le simbologie culturali ad esse legate che voglio risaltare, le idee attorno ad esse.

 

In che modo il tuo lavoro di artista si integra con la responsabilità sociale?

Tento di connettere il mio lavoro ad una coscienza quotidiana creando una connessione con materiali tangibili, piuttosto che alimentare ancor più una percezione astratta del mondo attraverso realtà virtuali. Le pratiche artigianali vengono impiegate come soggetti per ricordare il bagaglio che rischiamo di perdere. Per questo cerco di avere un approccio primitivo alle tecniche per testare la mia intuizione nel fare, intrecciando anche oggetti utilitari destinati in modo particolare ad essere usati da me stesso, diventa un atto politico e una scelta di consumo.

 

L’opera di Matteo Valerio sarà visitabile a Casa Zegna fino al 10 luglio 2017 tutte le domeniche dalle ore 14 alle ore 18

 

Informazioni

Casa Zegna

Via Marconi, 23 Trivero

Tel. 015 7591463

archivio.fondazione@zegna.com