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26.02.2015 | fondazione zegna

A Trivero nasce il welfare generativo

Enrico Pesce: grazie al nostro progetto il cittadino diventa soggetto attivo e i costi si trasformano in investimenti

Superare il modello di welfare tradizionale, sviluppando un nuovo modello in grado di rigenerare le risorse già disponibili e di responsabilizzare i beneficiari, aumentando così l’efficacia degli interventi sociali. E’ questa la sfida lanciata dal cosiddetto “welfare generativo”, un progetto innovativo che a Trivero, grazie al sostegno di Fondazione Zegna, sta trovando un terreno fertile. Abbiamo chiesto a Enrico Pesce, responsabile del progetto, di spiegarci concetti e valori che ne sono alla base.

 

Cosa s’intende esattamente per “welfare generativo” e da dov’è nata l’idea di realizzarlo nell’area di Trivero?

Da tempo, molti ricercatori specializzati in politiche di welfare sostengono la necessità di un cambiamento di prospettiva nel settore. La cosiddetta crisi economica ha portato a un vero e proprio cambio di scenario a livello locale e globale. Come sottolineato da Fondazione Zancan, è necessario quindi pensare a “un welfare in grado di rigenerare e far rendere le risorse (già) disponibili, per aumentare il rendimento degli interventi delle politiche sociali, a beneficio degli aiutati e dell’intera collettività”. L’idea di realizzare un progetto simile nell’area di Trivero è nata dal continuo confronto avuto con il presidente di Fondazione Zegna, Anna Zegna, dalla tradizione di welfare di comunità che ha sempre accompagnato l’attività imprenditoriale del Gruppo, e dalla comunità civile e pubblica che ha tutti i requisiti per poter diventare un territorio virtuoso di sperimentazione di economia civile.

 

Su quali valori si basa e che vantaggi può portare in più rispetto al welfare tradizionale?

Mi piace a questo proposito citare il Dott. Venturi: “Il cambiamento in atto nel sistema di welfare passa da un ripensamento dell’agire della pluralità di soggetti che sono chiamati a co-produrre servizi di pubblica utilità per le comunità, mettendo insieme mezzi e fini della loro azione, ovvero co-operando per la costruzione di un nuovo welfare". Mentre il welfare tradizionale ha introdotto una visione passiva del cittadino che comporta un costo pubblico, nel concetto di “welfare generativo” il cittadino diventa soggetto attivo, di ri-disegno e realizzazione. In questo senso, quindi, non si parla di costi ma di investimento.

 

Che tipo di attività sono state sviluppate nell’ambito del progetto “Oasi del benessere”?

Siamo partiti da uno “schema classico” di risposta a un bisogno presente, che ha riguardato le persone con disabilità del territorio attraverso la creazione di opportunità occupazionali. Poi, abbiamo coinvolto le famiglie secondo l’idea del welfare generativo, e abbiamo costituito un’associazione locale. Le attività stanno dando enfasi alla produzione artigianale locale, al coinvolgimento di persone con differenti abilità e difficoltà con l’obiettivo di arrivare a un reale co-investimento economico che realizzi un effetto “moltiplicatore” delle risorse investite.

 

In che modo l’“Oasi del benessere” può contribuire ad aiutare le persone a riappropriarsi di una forma di partecipazione attiva alla cittadinanza?

La vera forza del nostro progetto sta nella potenzialità degli attori in gioco: Fondazione Zegna, il Gruppo Zegna, le imprese sociali, la comunità locale. Partendo da piccole azioni concrete e da sperimentazioni, si può dare avvio a qualcosa di realmente innovativo. In un momento dove si parla tanto di innovazione sociale, la vera innovazione è il processo con il quale si realizzano i progetti e la consapevolezza che questo percorso non può essere affrontato da soli ma mettendo insieme le diverse competenze per uno scopo preciso: il benessere del territorio.

 

Qual è l’impatto del welfare generativo a livello economico per le comunità locali?

E quale nello specifico a quella di Trivero? Laddove il processo funziona, si realizza un effetto moltiplicatore. A parità di risorse, si realizzano più interventi, con il vantaggio che i soggetti coinvolti, siano esse persone fisiche o giuridiche, assumono un ruolo attivo, diventando responsabili del servizio stesso. Nello specifico di Trivero, la prima conseguenza concreta è stata poter prolungare il progetto “Oasi del Benessere” di un anno a parità di risorse e siamo solo all’inizio del percorso. Ora puntiamo a ottimizzare ulteriormente l’effetto moltiplicatore, attraverso un coinvolgimento diretto delle famiglie.

 

Come cambia il concetto di “benessere”?

Il concetto di benessere va esteso al concetto di bene comune. Il bene totale infatti è una somma di beni individuali, il bene comune invece è il prodotto degli stessi. Ciò significa che il bene comune è qualcosa di indivisibile, perché è possibile conseguirlo solo assieme, proprio come accade in un prodotto di fattori: l’annullamento di anche uno solo di questi, annulla l’intero prodotto. Essendo comune, il bene non riguarda la persona presa nella sua singolarità, ma in relazione con altre persone. E’ per questo che non può essere inteso come benessere l’esistenza di un solo fattore (lavoro, ambiente, salute, coesione sociale, situazione economica, ecc.) ma come la coesistenza di più fattori, che permettono l’esistenza delle singole voci. Ritorna quindi la questione del rapporto fra enti profit, non profit, enti Pubblici e comunità. A Trivero stiamo lavorando per raggiungere l’eccellenza anche sotto questo aspetto e i risultati si vedono e si vedranno!

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