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12.10.2013 | fondazione zegna

Bosco del Sorriso, un percorso di consapevolezza

L’architetto paesaggista Filippo Pizzoni spiega la sua collaborazione con Marco Nieri e l’importanza di un progetto che risponde al bisogno di una diversa interazione con la Natura

Ricostruire quell’antico rapporto tra Uomo e Natura che, nel corso dei secoli, si è via via sfilacciato fino a scomparire quasi del tutto dalla nostra memoria. Secondo l’architetto paesaggista Filippo Pizzoni, il Bosco del Sorriso nell’Oasi Zegna risponde esattamente a questa esigenza, percepita oggi da un numero sempre più elevato di persone. Chiamato da Fondazione Zegna a collaborare con l’ecodesigner Marco Nieri per la realizzazione di questo affascinante percorso esperienziale replica watches uk aperto al pubblico nel settembre 2012, Filippo Pizzoni ha messo a disposizione esperienza e professionalità per dare vita a un progetto innovativo. Gli abbiamo chiesto di raccontarci i valori e gli obiettivi della sua preziosa consulenza. Com’è nata la sua collaborazione con Marco Nieri per la realizzazione del progetto del Bosco del Sorriso? Ci siamo ritrovati entrambi a lavorare insieme al Bosco del Sorriso, chiamati a collaborare da Fondazione Zegna. Non ci conoscevamo ma fin da subito ci siamo resi conto che avremmo trovato un buon modo di collaborare. Secondo me, quando si amano le piante e la Natura, non è difficile trovare un contatto per lavorare bene insieme, basta mettere davanti a tutto la propria passione per ciò che si fa. Di quali aspetti si è occupato nello specifico? Mi sono occupato della documentazione relativa agli alberi, per quanto riguarda l'approfondimento, per ciascuna delle 5 specie (abete rosso, abete bianco, larice, faggio e betulla), degli aspetti botanici, storico-culturali e legati alla tradizione locale. E rendere disponibili informazioni e testi. Da sempre ha deciso di incentrare la sua attività sullo scambio e la collaborazione tra diversi professionisti impegnati nelle ricerca e nella sperimentazione. Come ha declinato questo approccio nella creazione del Bosco del Sorriso? L'atteggiamento giusto è quello della consapevolezza e dell'apertura: i giardini, il paesaggio, sono organismi viventi in continua evoluzione, anche in rapporto all'azione dell'uomo. Mantenersi sempre attenti a ogni cambiamento, aprirsi a nuove opinioni, a competenze altrui e a nuovi approcci, sempre curiosi dello scambio tra saperi è fondamentale per non rimanere fermi mentre il paesaggio continua a cambiare... Ogni volta per le collaborazioni e gli scambi che si riescono ad attuare, i progetti si declinano diversamente. Nel Bosco del Sorriso l'elemento della consapevolezza è prioritario per poterne godere appieno, quindi non è stato difficile sostenersi a vicenda, occupandoci ciascuno del proprio specifico ambito. Quali caratteristiche lo rendono un progetto innovativo? Io credo che il Bosco del Sorriso sia in grado di rispondere a una nuova forte esigenza che molte persone provano, un bisogno di ricostruire un rapporto con la Natura, con il mondo che ci circonda, con ciò che viene prima di noi e di tutte le strutture e sovra-strutture che abbiamo costruito.... Il Bosco è in grado di offrire molte informazioni su quel rapporto, che sembravano andate perdute. Vengono nuovamente offerte con un nuovo linguaggio, che parla per rispondere alla richiesta di un nuovo approccio, più adatto e attuale, ma che riprende, con l'aiuto di quanto ora sappiamo in più, ciò che i nostri vecchi, che vivevano qui sulle montagne, già sapevano, e cioè l’esistenza dell'energia benefica della natura, del bosco e degli alberi in particolare. A suo avviso qual è il giusto approccio che le persone devono avere nel visitare il Bosco del Sorriso? Con grande apertura, con tutti i sensi all'erta, e la disposizione a vedere e ascoltare con il corpo intero, ma anche con il sentimento, l'intuizione, abbandonandosi alla Natura. Il Bosco sa parlare a ciascuno di noi, basta volerlo ascoltare. Nel suo libro “Grande atlante dei giardini in Oriente e Occidente” racconta l’evoluzione del rapporto uomo-natura nei secoli e nei vari Continenti. Che ruolo svolge oggi il paesaggio nella vita di noi italiani? Che tipo di relazioni instauriamo consciamente o inconsciamente con la natura che ci circonda? Quali le differenze con gli altri Paesi? Credo che il paesaggio abbia un ruolo molto importante, direi quasi strategico, anche per le molte nuove opportunità di sviluppo che offre. Spesso la paura, o tuttalpiù la diffidenza che proviamo nei confronti della natura, dipende dalla nostra poca conoscenza. E' come se avessimo voluto dimenticare la natura creando una sorta di conflitto: l'accogliere il progresso, visto come miglioramento delle condizioni abitative, ha generato uno strano collegamento, come se l'aumento di comfort dovesse per forza significare allontanarsi dalla natura. Un approccio questo che all'estero non è mai esistito, anzi: il miglioramento delle condizioni abitative ha significato una maggiore interazione tra abitazione e spazio esterno, piccoli giardini unifamiliari per tutti, parchi pubblici per l'igiene pubblica... In generale, che ruolo svolge nei suoi lavori questa capacità della natura di portare benessere fisico e mentale agli essere umani? E’ possibile progettare gli ambienti in modo da incrementarne l’efficacia? Un ruolo fondamentale: anche un piccolo giardino è in grado di dare moltissimo benessere. Dopo anni, ancora alcuni clienti mi chiamano per ringraziarmi per i progetti realizzati per loro, per la gioia che regala loro il passare del tempo in giardino, a occuparsene... E' poi noto il valore terapeutico della natura: sono tra i soci della neonata ASSIORT, l'Associazione Italiana di Ortoterapia, che raduna esperti professionisti che si occupano di queste tematiche, secondo un'esperienza pluriennale che prevede l’utilizzo di pratiche orticolturali e di giardinaggio come strumenti terapeutici, ri-abilitativi e psicopedagogici, con attività rivolte a persone con disabilità fisica, psichica, o con disagio sociale e ad anziani. La progettazioni di spazi verdi finalizzati al benessere delle persone è ormai un’esperienza trentennale internazionalmente nota e comprovata. Scopri il progetto del Bosco del Sorriso

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