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14.07.2020 | fondazione zegna

Dall’Alpe Marca a Bielmonte: storia di neve e di verde

Lì, una volta, non c’era niente… È la frase tipica di chi si ricorda come un luogo fosse privo o quasi di tracce umane. Lì, una volta, non c’era niente… Parole che valgono anche per Bielmonte. Tante opere misurano anche il tempo che passa perché ci vuole tempo per realizzarle. E gli uomini misurano il proprio tempo anche così, osservando il “nulla” diventare qualcosa, considerando che le idee e i progetti, a volte, si concretizzano.

Gli anni Cinquanta del Novecento non sono così remoti, ma pian piano si allontanano. Non sono più “ieri”, cominciano a essere un’epoca di ricordi di gioventù per ormai “diversamente giovani” ed è a quell’epoca che bisogna riandare per scoprire l’inizio della storia di Bielmonte, una località che letteralmente non esisteva, a partire dal nome.

Ermenegildo Zegna aveva iniziato, alla fine degli anni ’30, i lavori di costruzione della strada che prenderà il nome di “Panoramica”. Per lo sviluppo del cantiere, il Conte di Monte Rubello dovette via via acquistare molti terreni alpestri da privati ma anche da enti locali. All’inizio del 1950 il Comune di Piatto formalizzò la cessione del “tenimento” montano dell’Alpe Marca.

Nel 1950, dopo l’interruzione dei lavori causata dalla guerra, il cantiere riattivato della “Panoramica” puntava ormai alla Bocchetta di Stavello, dove Ermenegildo Zegna, pochi anni dopo, impiantò il primo ski-lift delle montagne triveresi. Nel frattempo, aveva già individuato la destinazione d’uso dell’Alpe Marca: un luogo di turismo e di sport invernali, a due passi da Biella. Allora fu “inventato” il nuovo toponimo, Bielmonte, modificato ufficialmente dal Comune di Piatto l’8 dicembre 1950.

Più di sessant’anni fa, all’inizio di gennaio del 1957, entrava in funzione il primo impianto di risalita della nascente stazione sciistica. Dall’area che poi è divenuta il piazzale si poteva raggiungere la sommità del Monte Marca con una seggiovia costruita dalla CITA Costruzioni Impianti Trasporti Alpini di Milano. L’impianto, che entrò in funzione il giorno dell’Epifania (domenica) del 1957 colse tutti di sorpresa.

Era un balzo straordinario, anche perchè nella stessa settimana fu azionata la seconda linea, dalla cima del Monte Marca alla Buca di Forno, realizzata dalla Agudio di Torino riutilizzando i materiali del precedente impianto a fune installato a Stavello. Come a dire che Bielmonte nasceva già come un “sistema” di seggiovie e di piste che promettevano di estendersi ancora lungo il profilo delle alture e alle loro spalle, verso la Valsessera. Fu un gran bel regalo, fu come portare un po’ di Cortina d’Ampezzo, di Cervinia e di Sestriere sulla soglia di casa.

A quella prima domenica del ’57 tante e tante altre seguirono, domeniche di divertimento e attività sportiva, tra chiassose comitive di gitanti e veri campionissimi. Semplicemente una porzione non piccola della qualità della vita dei biellesi stava facendo un salto in avanti.

La storia di Bielmonte, al di là della mera progressione cronologica di nuove costruzioni, nuove linee, nuove opportunità (per esempio l’illuminazione notturna delle piste già nel 1972-73), fa riflettere sotto molti altri punti di vista. Per il “padre” di Bielmonte, cioè il conte Ermenegildo Zegna, quello fu a tutti gli effetti il “punto più alto”, il culmine di quel suo percorso di costruttore del paesaggio che intraprese accanto a quello di industriale.

L’investimento di Bielmonte è stato, in questo senso, lungimirante e vincente. Solo i cambiamenti climatici, ammesso che i loro effetti siano domani quelli visibili oggi (assenza o ritardo nelle precipitazioni nevose), potranno davvero condizionare la storia “bianca” di Bielmonte. Quella “verde”, invece, è ormai una scommessa vinta e una promessa per l’avvenire.