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13.10.2020 | fondazione zegna

Foliage, poesia di colori sulla Panoramica Zegna

Come i giardini di marzo, anche i boschi d’autunno si vestono di nuovi colori.

La colonna sonora ideale di questa passeggiata ottobrina sarebbe la voce inconfondibile di Juliette Greco che canta “Les feuilles mortes” di Jacques Prévert. Le foglie morte cadono a mucchi, scriveva il poeta, e quanta poesia, nel foliage, trova la sua musa ispiratrice.

L’accesa, folgorante precarietà delle chiome pronte ad affidarsi al vento è uno dei più potenti versi di quella insuperabile poetessa che è la Natura. Prima di cadere, anche sulle montagne della Panoramica Zegna, le foglie secche regalano un grande spettacolo.

Ma osservando il foliage nostrano non dimentichiamo che la montagna non è solo un luogo di contemplazione e di relax. È stata ed è un mondo vissuto e vivo, un mondo duro, dove la vita era ed è difficile. Un mondo che la tavolozza del foliage rende ancora fiabesco, onirico, poetico, ma che conserva le pennellate spesse di tempi diversi dal nostro, e non così lontani.

Allora le foglie morte, quelle cadute a mucchi nelle rime di Prévert, non marcivano sotto i castagni e i faggi. Venivano raccolte per riempire i materassi dei pastori nelle teggie, per formare la lettiera per le bestie nelle stalle, per avviare i fuochi nei camini. Ciò che oggi si guarda con meraviglia, anche un tempo appariva senz’altro meraviglioso, ma più che altro era apprezzato e custodito perché utile.

La civiltà del castagno non si chiama così senza ragione. I villaggi delle valli biellesi hanno fondato la loro sussistenza sulle castagne e su tutto ciò che gli alberi di castagno potevano offrire. Consumate subito o immagazzinate per l’inverno dopo essere state essiccate col fumo nelle grà, le castagne sostituivano spesso qualsiasi altra vivanda che non fosse la polenta e il latte (che però, spesso, non erano reperibili).

I ricci erano combustibile integrativo o alternativo alla legna, non sempre disponibile. Dal faggio si ricavavano anche le faggiole per nutrire gli animali (e qualche volta anche gli uomini…). Senza dimenticare che, soprattutto in Valsessera, un tempo erano attivi molti carbonai che producevano abbondante carbone di legna. Un’economia povera, a volte misera, capace però di sostentare una popolazione abituata a resistere.

Come ai tempi di Napoleone, quando anche i boschi non riuscivano a sfamare i triveresi, che dovettero letteralmente nutrirsi di erbe. In Valsessera i documenti tramandano di episodi drammatici in cui la gente fu costretta a cibarsi di ghiande. Anche le querce, in effetti, hanno molto da raccontare.

Abitare la montagna è il prodotto faticoso dell’equilibrio. Quando Ermenegildo Zegna intervenne con le sue campagne di rimboschimento era spinto dalla necessità di ristabilire quell’equilibrio, che in tre secoli di disboscamenti sempre più estesi era stato compromesso. Perché, alla fine, il pascolo aveva vinto sul bosco. L’allevamento si era via via imposto sulla silvicoltura perché il bestiame rendeva di più.

Più boschi significavano più difesa del suolo e più tutela del territorio. Significavano più legname da opera e più legna da ardere. Significavano più foglie per quelle piccole ma essenziali attività di allevamento. Sul finire degli anni Venti e nel decennio successivo non c’era la possibilità di selezionare quali essenze mettere a dimora, ragion per cui i pendii del Triverese si sono coperti di conifere. Che sono piante sontuose, ben inteso, ma i sempreverdi non rendono al meglio per il foliage…

In effetti, appena poteva, Ermenegildo Zegna alternava le aghifoglie – che il regime fascista imponeva perché più convenienti e redditizie - con le latifoglie, quelle che avevano dimorato sulle cime e nelle conche da sempre e che erano quasi scomparse. Terminata la guerra, cambiate la società e la vita della gente, quell’idea si è rivelata luminosa.

Da quando non si lotta più per la sopravvivenza, la bellezza è tornata al suo mestiere, al suo posto. La caducità delle foglie ci ricorda la nostra, come ci insegnano le parole di Giuseppe Ungaretti: si sta come d’autunno sugli alberi le foglie. Ma che splendore quei colori caldi, di fiamme e di sogno. E dal sogno, dopo il sonno dell’inverno, ci si risveglia in primavera. Il ciclo ricomincia.

 

Scopri di più sulle passeggiate guidate alla scoperta del foliage e il programma delle Giornate FAI d'autunno nell'Oasi Zegna di domenica 18 e 25 ottobre.