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11.10.2013 | fondazione zegna

Fondazione Zegna-FAI, una collaborazione all’insegna dell’eccellenza

Marco Magnifico, Vice Presidente esecutivo FAI: “da anni lavoriamo per creare insieme progetti speciali come il Terzo Paradiso nel Bosco di San Francesco”

Amore per l’Italia, qualità, bellezza e stile. E’ questo il comune denominatore che lega Fondazione Zegna al FAI – Fondo Ambiente Italiano già dal 2003. Per promuovere insieme una cultura di rispetto della natura, dell'arte, della storia e delle tradizioni d’Italia e tutelare un patrimonio che è parte fondamentale delle radici e dell’identità di ogni cittadino del nostro Paese. Dopo aver realizzato a Villa Della Porta Bozzolo a Casalzugino (VA) la più grande aiuola di crocus al mondo composta da 1.500.000 esemplari, Fondazione Zegna ha sostenuto, sempre nella settecentesca Villa varesina, la riqualificazione del Viale delle Querce e nel parco del Castello di Masino a Caravino (TO) la creazione del Giardino delle Nuvole, una vasta zona piantumata con 6.600 arbusti di Spireaea vanhouttei, cespugli ricadenti che in primavera danno vita a un’eccezionale fioritura bianca. Infine, l’11 novembre 2011, la collaborazione fra le due fondazioni ha portato alla realizzazione da parte dell’artista Michelangelo Pistoletto di una nuova versione della sua opera di Land Art Terzo Paradiso nella radura del Bosco di San Francesco ad Assisi, nuovo bene FAI aperto al pubblico. In occasione del secondo anniversario dell’inaugurazione del Bosco, abbiamo chiesto al Vice Presidente Esecutivo del FAI, Marco Magnifico, di spiegarci i valori comuni su cui si basa la collaborazione e la sua evoluzione nel prossimo futuro che prevede anche il “progetto pilota” di valorizzazione dell'Area di Punta Mesco a Levanto (SP).   Com’è nata la collaborazione tra FAI e Fondazione Zegna e verso quali traguardi è orientata? Quella tra le due fondazioni è un’amicizia che si tramanda di generazione in generazione, a partire dal legame creatosi tra i figli di Ermenegildo Zegna, Aldo e Angelo, con i fondatori del FAI Giulia Maria Mozzoni Crespi e Renato Bazzoni fino ad arrivare a quello tra me e Anna Zegna, presidente di Fondazione Zegna. La loro è una famiglia che da sempre condivide con il FAI lo stesso atteggiamento culturale e sociale, e che è perennemente impegnata a ricercare l’eccellenza. Una cifra che è propria del FAI e che dovrebbe appartenere anche al nostro Paese.   Qual è il filo conduttore che unisce i progetti del FAI sostenuti da Fondazione Zegna? Abbiamo iniziato a collaborare a Villa Della Porta Bozzolo e poi al Castello di Masino mossi dalla comune passione per la valorizzazione dei giardini. Tant’è vero che ancora oggi quando mi scrive, Anna Zegna mi chiama “caro crocus” e io “cara spirea”. Ma ciò che ha permesso di stringere ancora di più la nostra collaborazione è stata la volontà di creare qualcosa di speciale insieme. Una scelta naturale per una famiglia che discende da un uomo come Ermenegildo Zegna che ha realizzato progetti più che speciali. Recentemente sono stato all’Oasi Zegna e una volta di più ho apprezzato la splendida “follia” di realizzare un progetto di riqualificazione territoriale così imponente, peraltro dando lavoro per la sua realizzazione a persone che fra le due Guerre non avevano di che sfamarsi. Il sogno “folle” ma straordinario di un uomo consapevole del fatto che non avrebbe mai visto in prima persona l’esito di ciò che stava realizzando.   Com’è nata la collaborazione per il Bosco di San Francesco e che importanza ha assunto questo Bene per il territorio assisiate? Poco dopo aver acquisito il Bosco, stavo guardando “Che tempo che fa…” di Fabio Fazio con ospite Michelangelo Pistoletto che raccontava della sua opera Terzo Paradiso. In quel momento stavamo cercando un elemento che rendesse unica e indispensabile la passeggiata lungo il sentiero che attraversa il bosco e conduce fino alla radura. Mi dissi che sarebbe stato straordinario realizzare proprio nella radura un Terzo Paradiso interamente fatto di olivi. Chiamai Anna Zegna e le chiesi di aiutarmi a mettermi in contatto con Michelangelo Pistoletto, al quale piacque subito l’idea. Fu un fortuito ma eccellente caso di collaborazione che nacque e si concluse con i tempi giusti, permettendoci di dare vita al progetto più speciale realizzato finora insieme. In questi due anni il Bosco è diventato un punto di riferimento sia per le famiglie di Assisi, che passano lì la domenica, sia per i turisti stranieri, entusiasti del servizio culturale loro proposto.   Come si è evoluto nel tempo il concetto di paesaggio e che ruolo ricopre oggi nella vita di tutti noi? Il rapporto tra cittadini e paesaggio è molto migliorato rispetto a dieci anni fa, quando nessuno parlava di temi oggi all’ordine del giorno quali la tutela dell’ambiente e il recupero dell’agricoltura come passaggio fondamentale per la salvaguardia del paesaggio stesso. Ce lo confermano il successo degli spot che giro per Striscia la Notizia e i risultati incredibili del censimento nazionale del FAI “I Luoghi del cuore”. L’evoluzione nel tempo del rapporto cittadini e ambiente si riflette anche nella storia della famiglia Zegna. Dopo la fase illuminista e pionieristica del nonno Gildo, seguita dal boom economico in cui la salvaguardia del paesaggio non era inserita fra le priorità, si è giunti alla fase attuale di piena consapevolezza dell’importanza di tutelare l’ambiente e valorizzare il territorio che ha portato fra l’latro alla nascita dell’Oasi Zegna nel 1993.   La collaborazione tra fondazioni può essere una valida strada per sopperire alle difficoltà degli apparati statali di affrontare le emergenze di tutela del nostro patrimonio d’arte e natura? Il presidente del FAI, Andrea Carandini, recentemente ha detto una cosa che mi è piaciuta molto: il ruolo che una volta ricoprivano gli aristocratici illuminati, cui spettava il compito di gestire con lungimiranza il bene comune di cui erano in gran parte proprietari, oggi è ricoperto da raggruppamenti di privati intelligenti, responsabili e social minded come il FAI che supportano lo Stato nella tutela del patrimonio d’arte e natura italiano, ma anche da fondazioni di origine familiare come Fondazione Zegna. Una nuova aristocrazia non più di sangue o di censo ma di idee e di civiltà. Se il movente che ci spinge ad agire è lo stesso, è naturale andare d’accordo e lavorare insieme.   Quali sono gli obiettivi del progetto Punta Mesco e quali i prossimi passi? L’idea è di creare un modello di gestione sostenibile del tipico territorio terrazzato dell’area, una volta coltivato a viti e olivi e poi abbandonato, che possa essere “esportato” in altre realtà simili del Parco Nazionale delle Cinque Terre. Fondazione Zegna ci sostiene con lo stanziamento più cospicuo offerto finora, segno che si tratta di un progetto che non solo recupera un paesaggio attraverso l’agricoltura, riportandolo alla sua destinazione originale e ideale, ma che diventa un importante strumento di promozione economica del territorio con ricadute anche in ambito sociale e civile. Dopo la firma dell’Accordo di Programma prevista per marzo 2014, contiamo di iniziare i lavori all’inizio della prossima estate.   Come evolverà ulteriormente la collaborazione con Fondazione Zegna? Stiamo pensando di creare insieme un network dei luoghi italiani da cui si può godere dei paesaggi più ampi e affascinanti: luoghi come Punta Mesco, il Castello di Masino o la stessa Oasi Zegna. Quello di “panorama” è un concetto che era molto in voga nell’Ottocento ma che oggi è stato in gran parte dimenticato. Il nostro obiettivo è permettere alle persone di riscoprire l’esperienza intima, spirituale e leopardiana che regala osservare un panorama straordinario. Scopri tutti i progetti del FAI sostenuti da Fondazione Zegna  © Photo Andrea Angelucci

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