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21.10.2015 | fondazione zegna

Genius Loci: luoghi e identità di un biologo

Matteo Negro, uno dei protagonisti della mostra di Casa Zegna, si racconta fra passione e scienza

Matteo Negro, uno dei protagonisti di Genius Loci. Luoghi e identità tra Lanificio e Oasi Zegna. Foto di Giovanni Caccamo, la mostra inaugurata sabato 17 ottobre a Casa Zegna, è biologo e guida naturalistica. Con passione ha seguito il progetto LIFE Carabus, lanciato nel 2012 per tutelare il raro coleottero simbolo dell’Oasi Zegna. Esperto conoscitore del territorio e divulgatore scientifico, ha al suo attivo pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali. Gli abbiamo chiesto di raccontarci le sue passioni per scoprire più da vicino il fascino di un microcosmo tutto da esplorare! Quando è nata in te la passione per la biologia e cosa ti ha spinto a intraprendere l’avventura di biologo?  Da sempre coltivo un profondo interesse per la natura in tutte le sue forme. Ricordo che, sin da bambino, amavo osservare le piante e gli animali divertendomi a imparare il loro nome scientifico. Questa passione mi ha portato prima a frequentare l'Istituto Tecnico Agrario di Vercelli e successivamente il corso di laurea di biologia a Torino.   Cosa ami di più del tuo lavoro?  Sicuramente il mio lavoro mi dà l'opportunità di lavorare all'aperto in contesti ambientali incantevoli. Cosa rende speciale l’Oasi Zegna?  L'Oasi Zegna fa parte del Sito di Interesse Comunitario Valsessera, una delle aree più importanti dal punto di vista naturalistico non solo del biellese ma dell'intero Piemonte. Si tratta di una vera e propria oasi di biodiversità ricca di numerose specie animali e vegetali. Questo luogo ci dà l'occasione di stare a stretto contatto non solo con la natura ma anche con il nostro passato. L'Alta Val Sessera è infatti profondamente legata allo sviluppo di attività tradizionali quali la pastorizia, la produzione del carbone vegetale e lo sfruttamento minerario di magnetite e galena. Negli ultimi anni hai collaborato al progetto LIFE, puoi spiegarci meglio di cosa si tratta?  Il progetto LIFE, che mi ha impegnato per ben tre anni, ha come obiettivo la tutela e conservazione del simbolo dell'Oasi Zegna, il carabo di Olimpia, un raro insetto presente esclusivamente in questo distretto delle Alpi. Durante questi anni, abbiamo studiato la specie cercando di comprendere come gestire al meglio gli habitat in cui vive. Oltre agli aspetti scientifici, ci siamo dedicati alla sensibilizzazione di bambini e adulti sull'importantissimo tema della tutela della biodiversità. Il progetto, cofinanziato con i fondi dell'Unione Europea, ha diversi partner tra i quali il Gruppo Zegna, che ha fatto da capofila.   Tu sei anche un bravissimo divulgatore scientifico: come riesci a comunicare e incuriosire chi non è “addetto ai lavori”?  Parallelamente alla ricerca scientifica ho sempre cercato di comunicare ai non addetti ai lavori il significato e l'importanza di queste ricerche. Chiaramente, non è sempre facile, spesso predomina l'ignoranza e l'indifferenza. Ma sono assolutamente convinto che la via del dialogo e della comunicazione scientifica sia fondamentale per garantire la sopravvivenza a lungo termine del carabo di Olimpia e la tutela del territorio nel suo complesso. Durante numerose escursioni guidate, ho avuto il piacere di mostrare il carabo a turisti ed escursionisti. Tutti sono rimasti molto colpiti dall'affascinante storia che si nasconde dietro a questo raro insetto.   La natura non affascina solo gli uomini di scienza, ma ha ispirato pittori, scrittori, poeti… chi sono i tuoi “maestri” ?  Certamente, la natura è da sempre fonte di ispirazione e pace per tutti coloro che hanno la volontà di accostarsi a essa con umiltà. Sicuramente lungo il mio percorso formativo e lavorativo mi sono ispirato ai grandi poeti trascendentalisti nordamericani della seconda metà dell''800. Da sempre gli scritti di Thoreau ed Emerson condizionano il modo in cui percepisco e ascolto la natura che ci circonda. In particolare, sono rimasto molto colpito da una frase di Emerson che dice: "Molti sguardi attraversano il campo ma pochi vi scorgono i fiori". E' veramente così, tutti noi siamo in grado di vedere con i nostri occhi ma la capacità di osservare, di stupirci di fronte alla natura non è così comune. Purtroppo, nel tempo si è persa questa capacità di emozionarsi di fronte alle piccole cose che ci circondano. Il mio compito da biologo e da guida è proprio quello di aiutare le persone a ristabilire questo rapporto emotivo con la natura, cercando di mostrare loro come la meraviglia si celi nelle più piccole e apparentemente insignificanti cose. Che consigli daresti a un giovane che vuole intraprendere il tuo percorso di studi?  Il mio percorso di studi è stato molto lungo e complesso, ma estremamente appassionante ed emozionante. Sicuramente in Italia la figura professionale del biologo è poco riconosciuta ed è molto difficile trovare lavoro in questo settore. Tuttavia, consiglio sempre ai ragazzi di seguire i propri sogni...    Oltre a essere biologo, sei anche una guida escursionistica ambientale, da dove vengono i visitatori?  Durante l'anno ho il piacere di accompagnare numerosi turisti a visitare la conca dei rododendri, oppure la parte montana dell'Oasi Zegna. La maggior parte dei visitatori provengono da Milano, Torino o altre città al di fuori della provincia di Biella. Purtroppo i biellesi sono ancora poco consapevoli delle bellezze naturalistiche e paesaggistiche che si trovano sul loro territorio. Va comunque sottolineato che negli ultimi anni l'afflusso di turisti biellesi è in crescita soprattutto per le ciaspolate invernali. Infine, capita sempre più spesso di accompagnare turisti stranieri che rimangono assolutamente senza parole di fronte al nostro incredibile territorio. Come riesci a coinvolgere i più giovani e a trasmettere loro la tua passione?  Per coinvolgere i più giovani è fondamentale farli emozionare con un'esperienza diretta a contatto con la natura. Durante le passeggiate o i laboratori didattici, li invito a esercitarsi a percepire ciò che sta intorno utilizzando tutti i sensi. Toccare con le mani la corteccia di un albero, sentire il profumo dei fiori primaverili, ascoltare i canti degli uccelli a primavera o i bramiti dei cervi in autunno sono esperienze indimenticabili per i ragazzi che sono abituati al rumore delle città e alle continue distrazioni della vita moderna.   Ci sono uno o più aneddoti che hai voglia di raccontarci?  Per lunghi anni ho lavorato in Val Sessera in solitudine, apprezzando l'isolamento e la magia di quel territorio. Tuttavia, ho avuto spesso il piacere di incontrare numerose persone lungo i sentieri con le quali ho scambiato numerose parole sulla natura. In particolare, ricordo un signore anziano che andava a funghi: mi chiese un passaggio in auto da Bocchetto Sessera ad Alpe Moncerchio perché era molto stanco. Durante il tragitto parlammo a lungo. La sera, terminato il mio lavoro di campo, tornai alla macchina e trovai appeso allo specchietto un sacchetto pieno di funghi. Un piccolo gesto che mi ha colpito profondamente.   Matteo Negro è uno dei volti di Genius Loci: Luoghi e identità tra Lanificio e Oasi Zegna. Foto di Giovanni Caccamo. La mostra è aperta a Casa Zegna a Trivero tutte le domeniche fino al 22 novembre dalle 14 alle 18  

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