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19.07.2016 | fondazione zegna

Quella sottile linea che unisce artigiano e artista

Il giovane artista Matteo Valerio, ospitato da Fondazione Zegna nell’ambito della collaborazione con l’University of the Arts London, ci racconta i suoi primi giorni di residenza

Matteo Valerio, il giovane artista ospitato dalla Fondazione Zegna e vincitore del “The Art for the Environment International Artist Residency Programme (AER)” ha appena cominciato le sue ricerche in archivio.

Lo abbiamo intervistato per conoscere le sue rolex replica prime impressioni.

 

Matteo, qual è il tuo percorso di studi?

Dopo aver completato gli studi presso la Fine Art Academy a Venezia, da un anno frequento a Londra il MA Fine Arts Course alla Central Saint Martins – UAL. Nel mio percorso artistico ho sempre cercato di migliorare le mie capacità tecniche per arricchire le possibilità che i vari processi creativi possono replica watches stimolare. La mia ricerca è un continuo dialogo tra la pittura, la fotografia, la stampa, l’incisione, la scultura e la sartoria.

 

Come nasce la tua passione per i tessuti?

La mia passione per i tessuti nasce da una necessità molto pragmatica: circa tre anni fa, quando non avevo abbastanza denaro per comprare gli abiti che mi piacevano, ho imparato a costruirli. Sono partito dal cartamodello, e ho cercato di immaginare la sua trasformazione da oggetto bidimensionale a tridimensionale: così ho realizzato la mia prima giacca e un po’ alla volta ho imparato le tecniche sartoriali.

 

Su quali aspetti si focalizzano le tue ricerche?

Nel mio lavoro cerco di indagare quella sottile linea di confine che separa l’artigiano dall’artista e di stabilire una relazione sensoriale con diversi elementi: il legno, i pigmenti, i tessuti, la carta… La mia sfida è quella di riuscire a coniugare gli aspetti funzionali con quelli estetici o concettuali di un’opera d’arte.

 

Quali aspetti ti hanno colpito di più all’interno del mondo Zegna?

Innanzi tutto l’opportunità di entrare in contatto diretto con la famiglia, con il personale dell’archivio e con i designer, che sono coinvolti nei processi di progettazione e di realizzazione dei tessuti. Confrontandomi con loro, ho ritrovato gli stessi aspetti che caratterizzano il mio lavoro: la ricerca dell’ispirazione, la difficoltà di renderla “materica” e la capacità di coniugare la bellezza e la preziosità di un tessuto alla sua funzionalità. Anche il mio lavoro parte da un processo empirico, che non deriva da una decisione o da un concetto predeterminato; spesso è il processo creativo che stimola la nascita di idee che evolvono in qualcosa di inaspettato.

 

In cosa consiste il tuo progetto?

Il mio progetto consiste nel creare un dialogo tra tessitura, pittura, stampa e luoghi. Per prima cosa, realizzerò dei telai con il legno tipico delle antiche case del villaggio Castagnea, prendendo ispirazione dalla forma delle finestre del Lanificio e di Casa Zegna. In seguito, rivestirò i telai di un “abito” particolare, realizzato con i tessuti del Lanificio, su cui eseguirò dei lavori di disegno e di stampa ispirandomi all’archivio, in particolare al fondo Heberlein. Per tingere i tessuti utilizzerò metodi di tintura naturale, dopodiché creerò delle composizioni che rimandano alla cultura sudamericana, in particolare al Perù, dove ho viaggiato per circa 7 mesi. La scelta delle stoffe influenza molto l’opera: le fibre cardate, piuttosto che i tessuti semitrasparenti si comportano in modo diverso nel processo di stampa, di tintura e nel modo in cui “rivestono” il telaio.

 

Quali progetti hai per il futuro?

Sicuramente continuerò questo progetto anche dopo la residenza: vorrei realizzare delle xilografie ispirate a questi pattern e creare nuove composizioni. Tornerò a Londra, per terminare il corso di Fine Art e per proseguire le mie ricerche sull’arte in relazione all’artigianato. A Londra c’è molta energia, è un ambiente molto stimolante, internazionale, dove l’arte ha una funzione sociale per il territorio.