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11.10.2013 | fondazione zegna

Il Terzo Paradiso: un segno di pace, unione e responsabilità

Nel secondo anniversario dall’inaugurazione, Michelangelo Pistoletto ci racconta la genesi dell’opera di Land Art realizzata nel Bosco di San Francesco ad Assisi del FAI

Marzo 2010. Ospite di Fabio Fazio nel programma “Che tempo che fa” su Rai 3, l’artista Michelangelo Pistoletto spiega al pubblico il progetto realizzato per la 51° Biennale di Venezia: il Terzo Paradiso, un’opera di Land Art che, riprendendo il simbolo dell’infinito, affronta il tema dell’insostenibilità̀ del modello di sviluppo moderno e della necessità di una riflessione globale che porti alla nascita di un nuovo rapporto tra Uomo e Creato. Ad ascoltarlo c’è anche il FAI – Fondo Ambente Italiano, fondazione senza scopo di lucro impegnata da oltre 35 anni a salvaguardare il patrimonio d’arte e natura italiano. Folgorato dalle sue parole, il FAI propone all’artista di creare una nuova versione del Terzo Paradiso nella radura del Bosco di San Francesco ad Assisi, splendido esempio di paesaggio rurale italiano di 64 ettari che la fondazione ha ricevuto in donazione da Intesa Sanpaolo per recuperarlo dal punto di vista paesaggistico e valorizzarlo. Nel giugno 2010, Michelangelo Pistoletto traccia con un aratro trainato da due buoi un solco che riprende il simbolo del Terzo Paradiso, un grande cerchio affiancato da due cerchi più piccoli, lungo il quale saranno piantati 121 olivi. L'11 novembre 2011, l’opera viene aperta la pubblico, trasformandosi in un vero e proprio cammino rituale di riflessione e autocoscienza. A due anni esatti dall’inaugurazione, Michelangelo Pistoletto ripercorre con noi la genesi di un’opera che lo scorso maggio ha ricevuto il celebre riconoscimento del Museo Louvre di Parigi.   Cosa l’ha spinta ad accettare la proposta del FAI di realizzare il Terzo Paradiso nel Bosco di San Francesco? Il segno che simboleggia il Terzo Paradiso nasce nel 2002 e viene realizzato in molti luoghi e con molti materiali diversi. Ma è nel Bosco di Assisi che trova il suo punto “focale” grazie alla risonanza storica che il messaggio del frate Francesco ha avuto in tutto il mondo. Un messaggio che ancora oggi parla del bisogno di sentirsi uniti e vicini, e di vivere, anzi di rivivere la natura non certamente per tornare indietro nel tempo ma per avanzare usando le nuove tecnologie e le scienze a favore della sua tutela e salvaguardia. In persiano “giardino” vuol dire “paradiso”, e qui siamo nel giardino di Francesco.   E’ lo stesso messaggio del Terzo Paradiso? Il segno del Terzo Paradiso simboleggia l’unione della natura con l’artificio prodotto dall’uomo. Dopo aver convissuto in modo totalmente integrato con il paesaggio, l’uomo ha iniziato a modificarlo per soddisfare i propri bisogni. Negli ultimi due secoli però, a causa dello sviluppo della tecnologia, questo processo si è intensificato e ampliato fino a trasformarsi in una vera e propria minaccia per la sopravvivenza stessa del nostro Pianeta. Per evitare questa catastrofe imminente è necessario inaugurare una nuova fase caratterizzata dall’integrazione virtuosa tra il mondo naturale e quello artificiale. Un’integrazione simboleggiata dall’antenna d’acciaio specchiante posta al centro dell’opera che unisce il cielo e la terra.   Che tipo di esperienza vive chi decide di passeggiare tra i 121 olivi dell’opera? Quando lo spettatore arriva alla grande radura che ospita il Terzo Paradiso dominata dalla Rocca Maggiore di Assisi, dopo aver percorso il Bosco lungo il torrente Tescio, inizia per lui un percorso rituale che conduce a una presa di coscienza del nuovo rapporto fra Uomo e Natura che tutti noi dobbiamo contribuire a creare. La Terra è il nostro Paradiso. Ora è giunto il momento di tornare a proteggerla cambiando prima di tutto stile di vita pratico, ma anche in senso morale, ideale, estetico e spirituale. L’opportunità offerta dal FAI per la creazione del Terzo Paradiso è basilare: i visitatori che la percorrono, attivano l’opera in prima persona diventandone parte creativa.

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