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28.11.2019 | fondazione zegna

Un pensiero per Venezia

Provo pena, pena, pena e dolore per Venezia, per questa città sommersa dalle acque

Venezia.

Provo pena, pena, pena e dolore per Venezia, per questa città sommersa dalle acque. Sento le maree che inondano, che si insinuano poco a poco nel tessuto nascosto e segreto della città.

L’acqua sale dal mare profondo, penoso, dolorante per quanto gli è stato inflitto. L’acqua sale e ci coglie così fragili ed impreparati. L’acqua sale e ripulisce. Come un essere dormiente che risvegliato nulla e nessuno può fermare, sale ed entra dalle  fondamenta delle case, incontra le cantine buie che odorano di muffa; i licheni si abbracciano alle vecchie paratie e l’acqua sale  ed invade il buio con la sua forza di purificazione. Acqua martoriata, resa immonda da noi umani, ci dà un nuovo segnale, porta purezza cambiamento.

E così tutto quel dolore nel vedere mosaici, dipinti, marmi, sculture lignee, libri, oggetti, tutto si anima di una diversa vita, quella delle acque sotterranee.

E l’acqua sale e si apre al Cielo. L’acqua esce dalle cantine buie, dai cunicoli e si mostra al cielo. Non c’è più distinzione.

Così sopra come  sotto - acqua e cielo, cielo e mare.

Venezia ora è mare, isola galleggiante guarda quasi sorniona noi umani che continuiamo a parlare di colpe e responsabilità dell’uno e dell’altro e non ci guardiamo dentro, non ci ascoltiamo.

Per ognuno di noi quest’acqua può portare un messaggio diverso. Cosa scatena in noi?

L’acqua sale, le sirene rimbalzano tra le calle, i campanili, le gondole sospese ed inutili.

Gli stormi di gabbiani inondano le guglie di San Marco, i ponti, le calle silenziose. L’acqua scorre, avanza senza rumore.

Non è più suono, ora è silenzio, silenzio di rinnovamento.

L’acqua ferma l’uomo e lo costringe a tornare all’essenziale.

Li hanno chiamati Angeli dell’Acqua; le pompe continuano la loro attività, come togliere con un cucchiaio poche gocce di mare.

Sento il grido della terra, sento le lacrime del mare, sento il silenzio profondo del mare. Tutto tace, tranne quel grido silenzioso che ci richiama una volta ancora. Cosa siamo noi uomini, se  non abitanti precari e predatori? La marea sale. Silenzio, ci dice il mare: Ascoltate il suono oltre le parole, Ascoltate la voce imperiosa del silenzio che ci chiede rispetto.

Nel mare mille messaggi galleggiano tra le onde. Ogni messaggio un monito, ogni messaggio una speranza .

Ripartiamo dalle nostre acque interiori.

Acqua è specchio. Un Narciso vi si specchiò e lì si infranse il suo sogno.

Noi Narcisi moderni vediamo solo il nostro piccolo tornaconto. Venezia ci deve richiamare attraverso le sue acque ad una diversa attenzione, al Rispetto, che nasce solo se è profondamente parte di noi.

Grazie Venezia.

 

Anna Zegna