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27.10.2016 | all' aperto

L’arte di Dan Graham vista dal fotografo biellese Roberto Ghiardo

L’opera Two Way Mirror / Hedge Arabesque tra arte, fotografia e realtà, da scoprire domenica 5 giugno a Trivero

Two Way Mirror / Hedge Arabesque è un padiglione in acciaio e vetro sezionato da un’alta siepe (Hedge) in tasso realizzato nel 2014 dall’artista americano Dan Graham nella Conca dei Rododendri, a Trivero. Il Two Way Mirror (vetro a riflessione differenziata) ha una proprietà unica: da un lato è trasparente, dall’altro riflette la luce, come uno specchio. A seconda dei movimenti dei visitatori, delle condizioni di luce e delle mutazioni del paesaggio circostante, chi entra è catturato da un gioco di specchi in continua evoluzione. Il padiglione in vetro realizzato da Dan Graham, in parte trasparente e in parte riflettente, non è tanto un oggetto da guardare ma uno strumento con cui guardare, come può essere una macchina fotografica. Siamo partiti da questo spunto di riflessione per intervistare un fotografo biellese, Roberto Ghiardo, a proposito di arte, fotografia e realtà.   L’arte contemporanea, anche in seguito all’avvento della fotografia, si è emancipata dalla riproduzione fedele della realtà, ma al contempo, anche la fotografia ha posto l’accento sulla trasformazione del reale. La distorsione della realtà attraverso l’obiettivo è una forma d’arte? Sì lo vediamo nelle fotografie dei grandi autori, mi vengono in mente alcune immagini in bianco e nero del fotografo Elliott Erwitt, ad esempio la serie dove ha fotografato persone e cani insieme. La sua in un certo modo è una distorsione della realtà grazie al suo obiettivo, ottenuta abbassandosi a terra per riprendere i cani con i loro padroni. Se li avesse fotografati stando in piedi si sarebbero ottenute immagini completamente differenti con un altro tipo di deformazione.   Graham fa spesso esperimenti ottici nelle sue opere, utilizzando specchi convessi a due vie (Two Way Mirror), creando un’esperienza unica per lo spettatore. Anche nella fotografia, il grandangolo o i teleobiettivi deformano la realtà: esasperano le fughe prospettiche, i soggetti vicini sembrano smisuratamente grandi e così via... in che modo la focale degli obiettivi rende la realtà deformante? L'obiettivo è il nostro occhio “bionico” con il quale possiamo avvicinare soggetti lontani tramite un teleobiettivo o allargare i nostri orizzonti visivi cambiando la focale con un grandangolo esasperato. Ogni ottica ha le sue caratteristiche fisiche per cui l'immagine risulta più o meno deformata: vi sono obiettivi nati con questo scopo, ad esempio i Fisheye, una combinazione complessa di lenti che consente di riprodurre sul sensore un’immagine distorta ma allo stesso tempo di piacevole visione. Fotografia e specchio, entrambi riproducono la realtà, ma quale è la differenza? Credo che la differenza stia nel fatto che la fotografia aggiunga almeno due elementi rispetto allo specchio. Il tempo: ogni immagine che noi osserviamo ha imprigionata “dentro di sé” un “attimo temporale” che può essere più o meno lungo: è una delle scelte che fa il fotografo prima di scattare. La seconda differenza è la profondità di campo, ovvero la possibilità di isolare il soggetto della fotografia tramite la messa a fuoco.   Negli specchi di Dan Graham l’immagine riflessa è fugace, a tratti diventa quasi un fantasma… possiamo invece dire che la fotografia è uno “specchio dotato di memoria”? Sì, definirei la fotografia come uno specchio dotato di una memoria temporale particolare, diversa da quella del video ad esempio, in cui il tempo è scandito dai singoli fotogrammi. Nella fotografia il tempo è “memorizzato” in un solo fotogramma, non possiamo scomporlo a posteriori. In fotografia il concetto di tempo è fondamentale, se voglio fotografare una goccia di pioggia che cade su una foglia o il movimento delle stelle in una notte d'estate la scelta del “tempo”, di quanta realtà voglio catturare nella mia immagine, risulta fondamentale, ma una volta scattata l'immagine il tempo ne resta intrappolato.     L’illusione prodotta dagli specchi di Dan Graham è duplice: la luce non solo viene riflessa frontalmente ma proviene anche da dietro la superficie, mentre lo spettatore entra a far parte dell’opera d’arte insieme a quello che vede di fronte a sé e quello che si trova alle sue spalle. La fotografia è sempre caratterizzata dalla bidimensionalità o esiste qualcosa di simile? Sì, penso che la risposta si possa trovare nella definizione della parola fotografia che significa “disegnare con la luce”. La profondità di una fotografia è il risultato di come il fotografo interpreta ed utilizza la luce che ha a disposizione in quel momento: dare importanza alle zone di luce ed ombra è fondamentale per non ottenere una fotografia “piatta”. Tutti questi elementi, ovviamente devono essere supportati dalla visione del fotografo, quindi dalla capacità di capire ed interpretare l'ambiente in cui ci si trova, le condizioni di luce presenti e sfruttarle al meglio per ottenere un’immagine non bidimensionale.   Nella fotografia, con una lunga esposizione, le persone si trasformano in fantasmi evanescenti, e questo lo vediamo anche nell’opera di Dan Graham. Che tipo di rapporto c’è tra gli oggetti reali, l’immagine fotografica e lo specchio? Credo che l'elemento che accomuna gli oggetti reali, un’immagine e lo specchio sia la luce. Immaginiamoci per un attimo in una stanza buia con questi tre oggetti: una mela, una macchina fotografica ed uno specchio. Senza luce non riusciamo ad utilizzare nessun elemento, se decidessimo di fotografare la mela o di guardarla riflessa nello specchio il risultato sarebbe il medesimo. Proviamo invece ad accendere una semplice candela, tutto inizia a prendere forma e ad essere osservabile attraverso uno specchio o l'obiettivo di una macchina fotografica. La luce è l'elemento fondamentale senza il quale anche l'arte perde di significato.   In che modo è cambiata la fotografia, e quindi la rappresentazione della realtà, con il digitale? Con il digitale vi è stata una vera rivoluzione nel mondo della fotografia. La fotografia è divenuta parte integrante della vita di tutti i giorni, pensiamo ai social network, agli smartphone, alle foto scambiate tra gli amici e nella pubblicità, ma è una realtà a volte finta, fatta di colori perfetti, di cieli azzurrissimi. La fotografia penso stia perdendo una parte fondamentale di se stessa: il contenuto, il voler raccontare ed trasmettere qualcosa a chi la guarda.   Domenica 5 giugno vi aspettiamo a Trivero con due appuntamenti per scoprire questa affascinante opera: - alle ore 10, visita guidata alla Conca dei Rododendri (la visita è a pagamento e su prenotazione, scopri tutti i dettagli sul sito dell'Oasi Zegna) - alle ore 15 e alle ore 17, visita guidata con Andrea Zegna, curatore del progetto ALL'APERTO (gratuita ma su prenotazione, per info e prenotazioni chiama Casa Zegna)   Informazioni Casa Zegna Tel. 015 7591463 archivio.fondazione@zegna.com

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