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09.08.2022 | casa zegna

Intervista ad Emilio Vavarella

L'artista che ha trasformato il codice del DNA dell'abete rosso in un tessuto, racconta la genesi della mostra "L’altra forma delle cose (AAS47692 / Picea abies)"

A casa Zegna, fino al 13 novembre, si può visitare la mostra dell’artista Emilio Vavarella “L’altra forma delle cose (AAS47692 / Picea abies)” , che si ispira al codice genetico dell’abete rosso che popola i boschi dell’Oasi Zegna. Ma come si traduce un codice genetico in un’altra forma? L’abbiamo chiesto ad Emilio Vavarella in questa intervista

Emilio, come si colloca questa mostra in rapporto al tuo percorso artistico?

E’ il proseguimento di un processo di ricerca variegato e complesso che ho portato avanti negli ultimi 10 anni e che si fonda sulla relazione tra essere umano e vita. In questo caso la ricerca non è cominciata dalla vita di una persona, ma dalla vita di una pianta. Sono partito dal codice genetico di un abete rosso, che è l’albero predominante dell’Oasi Zegna in virtù della grande opera di rimboschimento avviata da Ermenegildo Zegna negli anni Trenta. Il codice genetico dell’albero è diventato il punto di partenza di un processo di trasformazione che ha dato vista ad altre opere. Ogni installazione in mostra è una sorta di “nuova messa in forma” di questo codice.

Come si traduce il codice genetico di un albero in un tessuto composto da trama e ordito?

È un continuo processo di trasformazione che va dal digitale all’analogico e dall’analogico al digitale, che alla fine si materializza nel tessuto. In questo processo dobbiamo estrapolare il codice genetico, passaggio che viene eseguito da un computer che utilizza un linguaggio digitale; in seguito queste informazioni vengono convertite in un’immagine visiva attraverso un software che ho creato. Il software produce delle immagini che diventano il punto di partenza per la trama e l’ordito e la tessitura infine “restituisce” in analogico le informazioni digitali.

Nel disegno stampato sui tessuti è emersa la figura di un tronco… è un’immagine scaturita dall’elaborazione del codice?

Nel mio lavoro mi apro sempre all’imprevisto: da un lato c’è la tendenza a voler controllare tutto, che rappresenta un po’ l’archetipo del desiderio dell’uomo di estendere il proprio dominio sulla natura e sui materiali…   D’altro canto però c’è un’apertura all’inaspettato, che diventa la chiave di ricerca per nuove soluzioni estetiche e nuove idee. Stavo lavorando su un campo visivo popolato di centinaia di colori quando a un certo punto si è presentata una fascia di pixel in cui ho intravisto un tronco: la decisione di ruotare quest’immagine di 90 gradi mi ha permesso di trasmettere l’idea della foresta e degli alberi che appaiono sui tessuti sempre in modo diverso. Non ci sono due tessuti uguali, le immagini sono sempre diverse, date da tante interazioni dello stesso codice.

E’ un po’ quello che avviene quando da un albero si genera una nuova pianta: il codice è lo stesso ma si esprime in modo diverso…

La propagazione vegetale avviene tramite talee, ma i due alberi pur avendo lo stesso codice genetico saranno diversi in base al contesto in cui crescono, alla luce, al nutrimento del suolo… come evidenziano gli studi di epigenetica. L’idea è stata quella di partire da una foresta di centinaia di migliaia di alberi che potenzialmente condividono lo stesso DNA e di immaginare questi alberi come se fossero la reiterazione dello stesso codice che si esprime in modo differente, ecco perché tutti i tessuti sono diversi.

All’interno della mostra c’è anche un’installazione video, che crea la sensazione di immergersi nella foresta. Come è stata creata quest’opera?

La tecnica utilizzata si chiama data moshing e permette ai pixel di scivolare all’interno di altri pixel, da un frame all’altro. I pixel sono gli stessi che ho utilizzato per la lavorazione dei tessuti. E’ come se dallo stesso codice si fosse generata una foresta in cui possiamo immergerci. L’idea alla base di questo video era quella di creare una suggestione del mio primo viaggio all’interno dell’Oasi Zegna, in cui ho immaginato la foresta come un luogo in cui c’è una metamorfosi costante.

 

INFORMAZIONI SULLA MOSTRA

Apertura: tutte le domeniche dal 22 maggio al 13 novembre, dalle 11 alle 17.

Ad agosto aperto tutti i giorni.

Durante gli orari di apertura "MESSAGGI IN CODICE": esperienza per i bambini di ogni età, per avvicinarci all’affascinante gioco dei “Messaggi in Codice”, in equilibrio continuo tra natura e tecnologia

Tel. 015 7591463, casazegna@fondazionezegna.org

Ingresso: 5 euro.