News

29.09.2016 | casa zegna

Ricordi di un’estate alla fine degli anni Cinquanta

La colonia alpina “Monte Rubello” nel racconto di una bambina del secolo scorso

Tra i canti di montagna, il sapore di mirtilli e palla prigioniera, scorrono i ricordi della Colonia alpina che dalla metà degli anni Cinquanta fino alla metà degli anni Sessanta ha ospitato nei mesi estivi migliaia di bambini, figli di dipendenti del Lanificio Zegna e delle ditte iscritte all'Unione Industriale Biellese.

Fotografie, oggetti e racconti sono stati condivisi dai bambini di allora nella mostra “Aria Buona di montagna: dalle colonie alpine agli Zegna camp” visitabile a Casa Zegna, a Trivero. Per capire meglio come trascorrevano l’estate i bambini negli anni Cinquanta, abbiamo intervistato Mariella, che ci ha raccontato la sua storia.

 

Mariella, quanti anni aveva quando ha frequentato la Colonia Alpina?

La prima volta sono stata nel 1958, quando avevo 7 anni, poi sono tornata ancora nel 1960. I miei genitori avevano scelto di farmi trascorrere le vacanze in Colonia per imparare delle regole e per relazionarmi con gli altri: essendo figlia unica, non avevo fratelli o sorelle con cui trascorrere il tempo, e questa era una bella opportunità che Ermenegildo Zegna, il datore di lavoro di mio padre, aveva offerto alla comunità. Ricordo che altre bambine si trovavano in Colonia per motivi salute: il medico aveva consigliato loro le vacanze in montagna per respirare “l’aria buona”.

 

E’ stato difficile il distacco dai genitori e ambientarsi in una realtà nuova?

Ricordo l’autobus, organizzato dall’Unione Industriale Biellese, che portava i bambini alla Colonia, dove restavamo per circa 3 settimane. Per me socializzare con gli altri è sempre stato facile e qui ho avuto l’opportunità di stringere nuove amicizie e di imparare giochi che prima non conoscevo; ma non tutti abbiamo reagito allo stesso modo: alcuni bambini piangevano e le assistenti cercavano di coccolarli e di stare loro vicino. I genitori venivano a trovarci una volta nell’arco delle tre settimane.

 

Come era organizzata la vostra giornata tipo?

Dormivamo in camerata, dove era sempre presente almeno una delle vigilanti, al mattino facevamo colazione con caffelatte e biscotti, poi seguiva la ricreazione in terrazza e la ginnastica. A metà mattinata uscivamo nei boschi circostanti per una passeggiata, per raggiungere la chiesetta alpina o la località di Bielmonte. Una delle nostre attività preferite era raccogliere i mirtilli lungo il sentiero! Rientravamo in Colonia per l’ora di pranzo, prima del quale si recitava una preghiera di ringraziamento, poi c’era il riposino pomeridiano. Nel pomeriggio uscivamo all’aria aperta, cantavamo tutti insieme fino al momento della merenda che aspettavamo tutti con impazienza: non mancavano mai le fette biscottate con la marmellata, il miele o la cioccolata. Tra i giochi che amavo di più c’erano palla prigioniera, il salto della corda, o il gioco della settimana o nascondino. Quando fuori pioveva, trascorrevamo il tempo in un salone all’interno della Colonia, dove potevamo disegnare o giocare alla Dama o a Shangai. La sera dopo cena, intorno alle ore 21, andavamo a dormire in camerata. In Colonia a quei tempi non c’erano le docce, quindi dovevamo scendere a Trivero al Centro Zegna. Qui c’era anche la piscina, dove ho potuto fare il corso di nuoto e imparare così a nuotare.

 

Ha dei ricordi delle assistenti e dei compagni che ha conosciuto?

Le assistenti gestivano circa 20 bambini; eravamo circa 120 o 130 per ogni turno estivo. Erano solari e severe allo stesso tempo: dovevano farci rispettare le regole, ma erano anche molto dolci con i bambini che sentivano la mancanza dei genitori. Grazie a loro inoltre ho imparato la disciplina e il rispetto per gli altri. In colonia eravamo tutti uguali, indipendentemente dall’estrazione sociale di ognuno di noi: avevamo una divisa composta da un cappellino bianco, un maglioncino blu scuro e i pantaloncini chiari. Avevo stretto amicizia con altre bambine, ma all’epoca non era semplice come oggi mantenere i contatti, senza i telefoni e i social network.

 

Questa esperienza ha in qualche modo cambiato la sua vita?

Pensandoci bene credo che le assistenti mi abbiano in qualche modo ispirato per intraprendere la carriera di educatrice: da bambina desideravo proseguire gli studi, cosa non comune all’epoca qui a Trivero. Sono quindi andata in collegio a Vercelli, dove ho potuto studiare e prepararmi al lavoro di insegnante.

 

La mostra “Aria buona di Montagna: dalle colonie alpine agli Zegna Camp” è visitabile fino al 30 ottobre ogni domenica dalle 14 alle 18

 

Per informazioni

Casa Zegna

Via Marconi 23, Trivero

Tel. 015 7591463

archivio.fondazione@zegna.com