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L’altra forma delle cose. Mostra di Emilio Vavarella

Dal 22 Maggio al 13 Novembre 2022, inizia un nuovo capitolo del percorso tra arte e natura con un progetto appositamente concepito per Casa Zegna dall’artista Emilio Vavarella.

L’altra forma delle cose (AAS47692 / Picea abies) è il titolo, ispirato al codice identificativo del DNA dell’abete rosso (Picea abies), che dà il nome alla mostra di Emilio Vavarella a Casa Zegna, nuova tappa del suo percorso di ricerca artistica. Il nuovo lavoro di Vavarella – artista interdisciplinare e ricercatore presso la Harvard University, dove sta conseguendo un dottorato in Film, Visual Studies e Critical Media Practice – nasce dall’invito di Fondazione Zegna, sempre pronta ad aprirsi alle ricerche contemporanee e a dare spazio a talenti emergenti.

La mostra indaga le attività produttive del Gruppo Zegna e il contesto geografico della Fondazione e dell’Oasi Zegna attraverso un progetto che mette in dialogo la storia del luogo e dell’azienda, la digitalizzazione delle tecniche di tessitura contemporanea e la biologia.

Per il progetto, Emilio Vavarella ha utilizzato diversi tipi di tessuti. Prima di tutto la collezione di tessuti BielMonte™ prodotti dal Lanificio Ermenegildo Zegna con 100% lane autoctone provenienti da greggi che pascolano nell’ Oasi Zegna e impreziositi da una ricamatrice di “mending for good”, la piattaforma che valorizza l’artigianato tessile di eccellenza ridando vita agli scarti di produzione dei brand della moda.

Il progetto ha anche coinvolto la celebre manifattura tessile BONOTTO, azienda che fa parte della Textile Luxury Laboratory Platform del Gruppo Zegna, che unisce la dimensione creativa e sperimentale alla cultura della produzione artigianale e delle tecniche tradizionali. I filati sintetici 100% riciclati, intrecciati da un telaio jacquard gobelin, hanno dato vita ad un grande arazzo (320 x 140 cm), cuore visivo del progetto.

Infine, le tele in lino e lana tessute a mano nel laboratorio di Tessitura di San Patrignano hanno consentito all’artista di fissare un design digitale su una trama e un ordito particolarmente materici.

La stessa elaborazione grafica del codice genetico dell’abete si ritrova nella serie di lastre di alluminio stampate con tecnica di sublimazione.

L’artista – che arriva da un precedente progetto, The Other Shapes of Me, in cui racconta come la specificità di ciascun essere vivente sia legata alla diversa combinazione dei 46 cromosomi del Dna – è rimasto colpito dalla particolare natura dell’Oasi Zegna, in cui vivono 500mila abeti rossi, introdotti ‘artificialmente’ da Ermenegildo Zegna a partire dagli anni ’30, che creano un bosco molto fitto, quasi un tessuto vegetale nato per volontà umana.
Questa suggestione, una foresta costituita da migliaia di variazioni del medesimo codice genetico, un paesaggio al contempo naturale e artificiale, ha spinto Vavarella a partire dal sequenziamento del DNA di un abete rosso per poterlo rappresentare nello spazio attraverso la tessitura, centrale nelle attività e nella storia dell’azienda. La simbiosi tra informazione e rappresentazione caratteristica del DNA e dei tessuti porta l’artista a trasferire il codice dell’abete rosso in diverse forme materiali create con tecniche e tecnologie diverse, dalla stampa su tessuto al ricamo fino all’arazzo.

Attraverso la trasposizione della realtà in tessiture di codice, L’altra forma delle cose (AAS47692 / Picea abies) evoca efficacemente il tema della memoria contemporanea e del nostro rapporto con la tecnologia e la natura (resa presente dalla radice presentata a parete), attraverso l’incontro con le innovazioni tecnologiche, parte di un processo creativo in cui le componenti emozionali e gli elementi randomici interagiscono con la scientificità della tecnologia. L’altra forma delle cose diventa un’esperienza intima e appassionante.

Scarica Comunicato Stampa

“Ciò che più mi ha colpito durante la mia prima visita all’Oasi Zegna è stata la presenza di oltre mezzo milione di abeti rossi, stretti gli uni accanto agli altri. Gli abeti, messi a dimora secondo il piano di riforestazione promosso da Ermenegildo Zegna a partire dalla fine degli anni ‘20 per donare nuova vita ai terreni allora aridi e trascurati, rendono l’idea di uno spazio ibrido in cui si annulla ogni netta distinzione tra il naturale e l’artificiale. Ho immaginato subito una foresta di abeti costituita da centinaia di migliaia di variazioni di un identico codice genetico e ho trovato il mio punto di partenza: il DNA di un abete rosso”.

Emilio Vavarella

L'ARTISTA

Emilio Vavarella

Emilio Vavarella (Monfalcone, 1989) è artista e ricercatore presso la Harvard University, dove sta conseguendo un dottorato in Film, Visual Studies e Critical Media Practice e artist in residence al Broad Institute di MIT e Harvard. Ha studiato all’Università di Bologna e allo Iuav di Venezia, alla Bezalel Academy of Arts and Design di Tel Aviv e alla Bilgi University di Istanbul. È un artista concettuale che lavora all’intersezione tra pratica artistica interdisciplinare, ricerca teorica e sperimentazione mediatica. Il suo lavoro esplora la relazione tra soggettività, creatività non umana e potere tecnologico. Si muove senza soluzione di continuità tra vecchi e nuovi media e sfrutta errori tecnici e altre imprevedibilità per rivelare la logica e le strutture nascoste del potere. Emilio Vavarella ha ricevuto numerosi premi e borse d’arte, tra cui l’Exibart Art Prize (2020); Italian Council (2019); Premio Fattori Contemporaneo (2019); SIAE – Nuove Opere (2019); la sovvenzione NYSCA Electronic Media and Film Finishing Funds (2016); il Premio Francesco Fabbri per l’Arte Contemporanea (2015) e il Movin’Up Grant (2015).