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06.12.2016 | fondazione zegna

Palestina, Oxfam in difesa della tradizione beduina

Il progetto sostenuto da Fondazione Zegna protegge l’immenso patrimonio culturale e sociale delle comunità della Cisgiordania

Tre giorni nei campi beduini stanziati in Cisgiordania (West Bank), nella zona compresa tra Gerusalemme Est, Jericho e Betlemme. È questa la zona interessata da Silver Tent, il progetto realizzato con il supporto di Oxfam e di ONG locali e sostenuto da Fondazione Zegna che mira a dare voce alle comunità locale attraverso progetti di advocacy, artigianato, agricoltura e pastorizia, ecc.

Abbiamo chiesto a Francesco Trabaldo Togna, membro del consiglio della Fondazione Zegna, di raccontarci le emozioni di questi tre giorni esplorativi.

 

Che difficoltà deve affrontare la popolazione palestinese?

Per definizione una popolazione nomade, i beduini sono costretti a restare stanziati nell’area invece di spostarsi con il cambio delle stagioni, come vorrebbe la loro tradizione. Il motivo è il divieto di costruire nuove abitazioni o anche solo di ristrutturare abitazioni esistenti.

 

Hai avuto modo di incontrare i beduini dell’area?

Sì, durante la nostra visita abbiamo incontrato sia i beduini che gestiscono la cooperativa e che implementano e seguono i progetti, sia le comunità beduine stesse. Abbiamo così raccolto importanti testimonianze che riguardano la vita dei beduini e i maggiori problemi che si trovano ad affrontare nel quotidiano. Molto spesso i beduini non hanno accesso ad elettricità o acqua; quando vi hanno accesso, succede sovente che i rubinetti vengano chiusi a favore degli insediamenti dei coloni, che hanno sempre e comunque precedenza in termini di servizi ricevuti.

 

Sono solo questi i problemi dei beduini o c’è dell’altro?

In primo luogo la difficoltà di accesso ai pascoli da parte degli animali (caprette, pecore, mucche, cammelli) delle comunità beduine. Come si diceva, per definizione i beduini sono una popolazione nomade, la cui fonte di sussistenza sono gli animali e i loro prodotti (latte, formaggio, ghi o burro chiarificato, ecc.). È dunque vitale per una comunità avere pascoli a sufficienza per cibare i propri animali, ed è anche per questo che i beduini sono popolazioni nomadi che si spostano in base alla presenza di erba e acqua per gli animali. Oltre a ciò, lo spostamento degli animali viene ostacolato dalla presenza di strade asfaltate e checkpoint, che bloccano l’accesso ai pascoli. Più di una comunità ci ha parlato della drastica riduzione nel numero del bestiame a causa di questi problemi. Non solo, ma perdendo l’accesso ai pascoli i beduini si trovano costretti ad acquistare foraggio sul mercato per cibare i propri animali. Ciò risulta non solo in costi molto alti, ma anche in un nutrimento di minor qualità per gli animali.

 

Come s’inserisce in tutto ciò il progetto Silver Tent sostenuto da Fondazione Zegna?

È importante il lavoro svolto da Oxfam, Silver Tent e altre organizzazioni locali per tenere in vita i mestieri tradizionali. Come ci viene spiegato durante uno degli incontri, la Palestina è fortemente legata alla tradizione beduina, dunque perdere tale tradizione vorrebbe dire perdere anche le radici storiche in questo territorio di intere popolazioni. In tal senso, parte dei progetti sponsorizzati da Fondazione Zegna verte sul recupero delle attività tradizionali delle donne beduine, dall’artigianato alla produzione di formaggio e derivati del latte. Abbiamo incontrato un gruppo di donne che ha deciso con un approccio “bottom up” di dedicare uno dei progetti pilota alla produzione di presepi in lana: mestiere che queste donne, ancora giovani negli anni, stanno imparando grazie al know how di donne di altre comunità che già conoscono lo stesso mestiere. È dunque un perpetuarsi di tradizioni locali che si tramandano di generazione in generazione, e di comunità in comunità.

 

Scopri di più sul progetto Silver Tent di Oxfam

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